Visualizzazione post con etichetta hollywood. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hollywood. Mostra tutti i post

giovedì 26 ottobre 2017

Rodolfo Valentino, il poeta inesplorato



Il divo di Castellaneta nella inedita versione di poeta



rodolfo_valentino_poesieOcchi magnetici, corpo snello e agile, quella bocca e quel sorriso malizioso, così incantevoli e sensuali, furono la vera chiave del successo di Rodolfo Guglielmi, in arte Rodolfo Valentino. Ed è triste, molto triste, fosse riconosciuto solo per quello il bel divo italiano, nato a Castellaneta e poi approdato a far fortuna in America, nel mondo del cinema di inizio secolo.
Ma era solo bello, Rodolfo? 
Rudy, diceva: “ Le donne non sono innamorate di me, bensì dell’immagine che hanno di me. Sono solo la tela su cui dipingono i loro sogni”. In effetti, aveva ragione. 
Il cinema fu davvero precursore di ciò che oggi riscontriamo nella virtualità: divenuti tutti divi da social, ci infatuiamo facilmente dell’immagine che vediamo, ma non ne percepiamo i veri pregi, difetti, odori, debolezze, fragilità. Non percepiamo ciò che c’è dietro lo schermo-tela. E così il cinema ha funzionato per l’estetica e la sua gestualità. Ha funzionato per Rodolfo che, partito dall’Italia in condizioni modeste, finì a fare il ballerino e poi l’attore. Dapprima interpretando  “mascalzoni latini” e successivamente ottenendo parti più significative, che lo fecero conoscere a livello mondiale. 
Per far parte del mondo dello spettacolo occorre essere belli e lui fu talmente bello e affascinante, da far sì che il suo nome diventasse sinonimo di sex symbol. Non aveva doti attoriali eccelse, ma aveva un insieme di caratteristiche che per il cinema funzionavano, ed erano assolutamente intriganti. Bucava lo schermo, riempiendo completamente la vista e i sensi di donne e uomini. Se la divina attrice Marlene Dietrich, esplose anche come icona femminile per ambo i sessi, Valentino ne fu precursore e come Marylin Monroe, fu riconosciuto prettamente per il sex appeal. Tuttavia oggi, forse per una necessità di revisionismo su certi personaggi, possiamo ribaltare alcuni stereotipi. 
Essere “bello” si paga a caro prezzo e ben presto Rodolfo divenne famoso per questa sorta di epiteto, che caro gli costò e coprì anche le sue doti più sensibili, quelle poetiche, calpestate dal successo e nate dal dolore, dalla nostalgia, dalla passione e dalle delusioni. Infatti, non tutti sanno che il noto attore era anche un poeta e le sue opere sono raccolte nel libro “Sogni ad occhi aperti” (Newton Compton, 2006), che ha permesso di ridimensionare il bello, lasciando più spazio al mistero delle sue percezioni interiori. Sebbene non abbiano grande rilievo letterario, le poesie di Rodolfo Valentino sono impregnate di romanticismo, un tocco di filosofia ed esoterismo. Ed è egli stesso ad ammettere che non è “né poeta, né amante del sapere”, preferendosi abbandonare alla natura e ai sogni, che placavano il suo male e la sua infelicità. Le sue poesie creavano un ponte Ideale tra l’Italia e l’America, ove poteva transitare facilmente con l’immaginazione, come e quando voleva, da un continente all’altro. 
 Essere divo si paga a caro prezzo, soprattutto quando invidie, scandali e critiche negative alle proprie espressioni artistiche, riducono la figura della sola estetica alla modesta condizione da cui si era partiti. Se per alcuni non aveva particolari doti attoriali, ricordiamo tuttavia che fu capace di unire la letteratura al cinema, interpretando e producendo opere tratte da Balzac e Dumas figlio. 
Valentino conosceva bene la letteratura - nonostante non si definisse ‘detentore del sapere’ - si intuisce conoscesse una serie di simboli e atteggiamenti letterari, che lo  hanno classificato come “poeta”. La presenza di alcuni elementi nelle sue poesie, come l’arazzo, legato alla simbologia esoterica ed essoterica, cioè ciò che non si conosce e ciò che si conosce; l’aver inserito l’elemento del Tempo, tradotto così in Italiano che, però, nella versione inglese originale è “Old father Time”. Tale locuzione è ampiamente citata in campo artistico, intesa come una figura antropomorfa di un uomo alato con falce e clessidra, identificato altresì come Saturno, strettamente collegato all’occultismo, alla morte e al male. Da qui si intuisce ci sia un filo che collega tutti gli altri simboli inseriti nelle poesie: la rosa, il calice, agli déi, il colore rubino che possiamo associare alla pietra filosofale, sino all’Amore che -come in tutta la letteratura illuminata- non è solo il rapporto con la persona amata, ma assume una sorta di cammino iniziatico. Senza approfondire troppo questo argomento complesso e tortuoso, tutte le poesie sono apparentemente ingenue, spontanee, delicate, pregne di malinconia e sentimento. 

rodolfo_valentino_hollywood
Nella poesia “Italia (a Caruso)”, Valentino ritrova il Sole della sua Italia come porto sicuro delle proprie fragilità. “Gratitudine” è dedicata a  madre natura, nella quale si legge quanto un piccolo seme piantato nel terreno sappia molto di più che tutta la conoscenza dei libri.
Ricordiamone anche i tocchi filosofici, infatti, verrà altresì toccato, en passant, il tema della completezza e ritorno all’unità originaria, rappresentato con una romantica passeggiata sulla spiaggia di due persone, con le loro “impronte di sangue”, anch’esse legato al sacrifico e dunque sempre legato al culto di quell’ ”Old Father Time”, tanto crudele ma sempre in agguato: “Ogni passo rimaneva sulla sabbia e ogni impronta sapevano che si trattava di sangue. Ognuno che voglia essere Due, non può che guardare le ombre già impresse nella Materia passata, per le prossime”, così scriveva Rudy.
L’originalità di Rodolfo si esprime nella poesia “Caleidoscopio dell’Amore”, nella quale fa corrispondere, verticalmente, ad ogni lettera dell’alfabeto, sinonimi e contrari, creando così magicamente una sorta poesia, come il caleidoscopio crea magia negli occhi di chi lo guarda. 
In “Berretto a Sonagli”, una delle poesie più significative, Valentino descrive la vita come una commedia in maschera. Poiché mi piace ricercare significati nei simboli e ne sono affascinata, il titolo riporta il poeta al suono caotico dei sonagli salentini - caotico come il rumore della vita- e al tratto distintivo degli emarginati e dei buffoni di corte, spesso esclusi dalla società borghese ed elitaria. 
Insomma, le espressioni poetiche di Rodolfo sono tante, sono piacevoli, sono piene di elementi visivi importanti, che ci trasportano con lui nei suoi “sogni ad occhi aperti”. Ma per avere una più precisa e autorevole opinione su alcune delle poesie di Rudy, abbiamo intervistato lo scrittore saggista lucano, Giuseppe Lupo:

Giuseppe Lupo, cosa ne pensa delle poesie di Rodolfo Valentino? 
Le poesie di Rodolfo Valentino sono di un autore-attore che ha letto D’Annunzio: il tema della sensualità, la fusione con la natura, l’amore, la donna, è puro dannunzianesimo. Come del resto è influenzato notevolmente da Pirandello. In Berretto a Sonagli si percepisce il tema delle maschere, della commedia, del fingere, tipica caratteristica pirandelliana.

La raccolta delle poesie si intitola “Sogni a occhi aperti”. Quanto conta il sogno nella poesia?
Tutta la letteratura non può esimersi dal sogno. Non significa che non debba rispettare la realtà, ma ha una notevole propensione verso il discorso del sogno. All’epoca, soprattutto questi autori dannunziani, cercavano elementi verso quella prospettiva onirica. Non è l’alternativa alla realtà ma è proprio una questione di moda e all’epoca il sogno andava di moda. Nel caso di Valentino è espresso in modo romantico. Suppongo che, alla presenza di questi testi, già esista il personaggio “Rodolfo Valentino”. Sognare, per Valentino, significa fingere di credere in un mondo in cui lui stesso è già immerso.

Valentino non è stato mai considerato come un grande attore ma più come un sex -symbol. Ora lo scopriamo anche poeta. Italo Calvino diceva  “La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere.” Secondo Lei, Valentino ci è riuscito a far entrare il mare nel bicchiere?
Non vorrei deludere i lettori ma Valentino non è un grande poeta. Le sue poesie sono esercizi poetici di una persona che si diletta ma “il bicchiere” che intendeva Calvino appartiene ai poeti, non a Rodolfo Valentino. Sono francamente poesie con un linguaggio semplice, un po’ monotone e  non particolarmente convincenti.

Internet ha portato un proliferare di scrittori e soprattutto poeti. Se la poesia è libertà, allora sono tutti liberi di essere chiamati “poeti “?
É il discorso del bicchiere. Non tutti sono capaci a riempire il bicchiere con il mare e con mare si intende tutto, non solo i sogni. 
Tutti sono liberi di scrivere poesie, ma c’è una bella differenza con i veri poeti. Le poesie devono avere dei requisiti poetici. Scrivere una poesia vera e  scrivere la lista della spesa, sono due cose differenti . Oggi come oggi, Internet è un proliferare di poeti e scrittori. Tutti possono scrivere ma per essere scrittori e poeti, bisogna avere determinati requisiti e rispettare determinate regole.

Secondo Giuseppe Lupo occorre più precisione e rigore per tornare a capire il significato dell’Arte, evitando di confonderla con l’improvvisazione. Infatti, Lupo è stato categorico e  illuminante su questo, anche per la spinosa questione nel Nobel a Dylan. Essere rigorosi spesso crea nemici, in questa epoca di artisti e creativi. Se si rispettano le categorie e la vera Arte, il legame e l’idillio fra noi e gli autori, tornerà ad essere quello di una volta. Non è una questione elitaria. Se continuiamo a mischiare le cose e i mestieri, non potremmo godere neanche più dei sogni e non potremmo più bramare a “diventare qualcuno” o migliorare le nostre attitudini, perché rischiamo di confonderci con tutti e confondere tutto.
Sebbene anche io sia stata presa dal “sogno ad occhi aperti” di far emergere un Rodolfo Valentino poeta, addirittura esoterico, è necessario davvero rimettere le categorie al loro posto. Come Valentino non potrà mai essere considerato come un grande poeta, anche noi non potremmo mai essere veri e propri sex-symbol, come fu lui. 

“A ciascuno il suo”: così avrebbe concluso, simpaticamente, il grande Sciascia.

Alcune poesie, sia in italiano che in inglese, di Rodolfo Valentino:

Il caleidoscopio dell'amore 
di Rodolfo Valentino

Sinonimi e contrari 
A-Adorazione-Anticipazione-Affinità-Attrito. 
B-Bellezza-Beatitudine:-Batticuore-Barriere. 
C-Carezze-Circostanze-Confidenze-Carisma. 
D-Desiderio-Delusione-Distrazione-Divorzio. 
E-Estasi-Empatia-Ego-Estremo. 
F-Fascinazione-Fantasia-Fervore-Fede. 
G-Gossip-Gratitudine-Generosità-Goodbye. 
H-Gloria-Galanteria-Gara-Grida. 
I-Intuizione-Ironia-Idolatria-Integrità. 
J-Gelosia-Gioia-Giustizia- June. 
K -Cura-Costanza-Conoscenza-Catarsi. 
L-Labbra-Lontananza-Logica-Languore. 
M-Matrimonio-Moralità-Moneta-Maschio. 
N-No-Nesso-Novità-Niente. 
O-Opposizione-Orgoglio-Offerta-Opulenza. 
P-Passione-Promessa-Pienezza-Proposta. 
Q-Qualità-Questua-Quesiti-Questioni. 
R - Romanzo-Rapimento-Realizzazione-Ricordo. 
S -Simpatia-Sacrificio-Sofferenza-Sistemazione. 
T - Teorie-Tesi-Temperamento- Timidezza. 
U-Irriverenza-Intesa-Incertezza-Infedeltà. 
V-Virtù- Volontà- Voti-Vendetta. 
W-Verità- Velleità- Vincoli- Venereo 
X-L'Ignoto-L'Amore. 
Y-Gioventù-Gusto- Yes-Gravezza. 
Z-Zenith-Zenzero-Zelo-Zero.


The Kaleidoscope oJ Love 
Synonyms and Antynoms 
A-Adoration-Anticipation-Affinity-Arguments. 
B-Beauty-Bliss-Bittemess-Bondage. 
C-Caresses-Circumstances-Confidences-Charm. 
D-Desire-Delusion-Dreams-Divorce. 
E-Ecstasy':"'Engagement-Ego-End. 
F-Fascination-Forgetfulness-Flattery-Faith. 
G-Gossip-Gratitude-Gift-Goodbye. 
H-Happiness-Honour-Heartache-Hell. 
I-Intuition-Irony-Idolatry-Integrity. 
J-Jealousy-Joy-Justice-June. 
K -Kisses-Keepsakes-Knowledge-Kismet. 
L-Lips-Loneliness-Logic-Longing. 
M-Marriage-Morality-Money-Man. 
N-No-Nearest-Novelty-Never. 
O-Opposition-Own-Offering-Opulence. 
P-Passion-Promise-Pride-Proposal. 
Q-Quality-Quest-Queries-Quarrels. 
R-Romance-Reveries-Realization-Remembrance. 
S-Sympathy-Sacrifice-Shame-Settlement. 
T - Thoughts- Truth- Temper- Tears. 
U-Unkindess-Understanding-Uncertainty 
- Unfaithfulness. 
V - Virtue- Vanity- Vows- Vengeance. 
W - Wisdom-Wishes-Wedlock-Woman. 
X- The Unknown-Love. 
Y - Youth- Yeaming- Yes- Yawn. 
Z-Zenith-Zest-Zeal-Zero.



Il saggio


O Fierezza che risplendi
Nello sguardo dei ragazzi,
Continua a credere nel bene,
Nel valore e nella verità.
Perché molto presto,
Troppo presto 
La luce più fiera incontra il dubbio,
E vacilla, trema, solo un po',
Ma non si spegne.

O Tristezza che affiori
Dagli occhi degli anziani,
Continua a credere nel bene,
Sii saggia  -con i giovani.
Perché molto presto,
Troppo presto,
La luce più triste nel dubbio,
Vacilla, trema, vacilla
E infine si spegne.
.
The Sage

O Gladness shining bravely
From out the eyes of youth,
Be strong in your belief of good,
Of valorand of truth.
For soon enough,
Too soon enough -
The gladdest light meets doubt,
Then flickers, flutters, just a bit,
But,dpesn't quite go out.

O Sadness peering divinely
From out yhe eyes of age,
Be strong in your belief of good.
To youth -stilI be the sage.
For soon enough,
Too soon enough,
The saddest light in doubt,
Flickers, flutters, flickers,
And finally goes out.



Berretto a sonagli

Sono molti i travestimenti nella commedia della Vita:
C'è un uomo vestito da ricco,
Che indossa oro a milioni,
Ma è povero, mi dicono,
Non ha un soldo di salute.

Poi c'è il mendicante, vestito di stracci,
Con la maschera della Miseria.
E assai convincente,
Ma è ricco nel cuore,
Più ricco dell'oro di Creso.


I costumi sono travestimenti diversi
Che celano l'uomo al di sotto
Si indossano maschere per abitudine,
Prestate dai libri
E complce una corona d'alloro.

Un altro si finge pagliaccio,
Col trucco da vero Buffone,
Ma la sua conoscenza
È ben superiore
A quella di un fine dottore.

E altri mille ne trovi nel Varietà della. Vita
Che praticano l'arte del mimo.
Ridono e scherzano
Col senno dell' oggi
Ma non riusciranno a ingannare il Tempo.

Cap and Bells

In Life's masquerade the disguises afe many:
Here's a man masquerading as Wealth,
Wears a million of gold,
But a pauper, l'm told,
He hasn't a penny of health.

Here comes a Beggar, in tatters and rags,
Masking Poverty old.
He may lookthe part,
But the weaIth ìn bis heart,
Makes him richer than Croesus in gold.

The costumes afe varied disguises beguiling
That cover the true man beneath
One wears learned looks,
That he's borrowed from books
And a co-operative laureI wreath.

And stilI another pretending a clown,
.In make-up the silliest Fool,
But bis knowledge ofmen,
Is beyond the ken
Of a sage of the orthodox school.

There afe millions of others in Life's Motley
Masque

Who follow' the art of mime.
They mimic and play'
At mockery today
But they never fool Old Father Time.



Italia
(a Caruso)

La terra è terra - questa è la sua stima,
Per gli uomini che la calpestano.
Ma per l'anima che tende alla sua mèta,
La terra è tutto ciò che conta.
C'è chi la chiama Casa, chi Cuore,
chi Ricchezza,
Ma colui che ama il sole
La chiama Italia.

Italy
(To Caruso)
The earth is earth - that is its worth,
To men who walk below.
But to the soul that seeks its goal,
Each land is alI they know.
One calls it Home, another Heart,
another Property,
But to the one who loves the sun
He calls it Italy.



Sospetto

Ha incrociato il sentiero
Del mio sogno di te
Una sottile reticola grigia,
Così tenue il suo riflesso,
Quasi invisibile
Pure ha ostruito
Il mio Cammino

Come freddo bastione di puro granito
Mi ha intrappolato, 
Ché un acciao cridele,
Era nel filo
Della serica tela del dubbio


Sogni ad occhi aperti
(all’amico o all’amica)

Ieri - In contemplazione
Sognavamo del futuro amore
E nel sognare
Tessemmo un’arazzo d’Amore

Oggi - Sogniamo il nostro sogno da svegli;
La realizzazione,
colora la nostra storia
Con tutta la gloria
Di una fulgida rosa.

Domani - Che risveglio ci aspetta:
Il nostro arazzo
Forse a brandelli,
O coronato – glorificato
Dalla luce dell’amore?
Io mi domando

Tu

I tuoi occhi
I tuoi occhi,
Golfi mistici
Di luce divina.
Castano dorato
Il colore
Fondi,
Ma puri, come ambra.

Liberi
Da ombre,
Insondabili,
In cui
I miei sensi
Annegano.

I tuoi occhi.

Le tue labbra

Le tue labbra,
Di seta petali gemelli
Di umida rosa.
Altare
Del cuore
Ove amore
Il suo infuocato desiderio
Celebra indisturbato.
Crogiolo
Di
Passione.
Una rosa mascherata.

Le tue labbra.

Il tuo bacio
Il tuo Bacio
Una fiamma
Del Fuoco della Passione
Il dolce sigillo
D'Amore
Nel desiderio,
Nella fragranza
Della tua Carezza;
Ahimè
A volte
Trovo
Squisita amarezza
Nel
Tuo Bacio.

Ron GaIella: il paparazzo lucano più famoso del mond


Grande amico di Andy Warhol. Carnefice e vittima di vip e star di Hollywood , Ron Galella, rivoluzionò l’immagine statica e affascinante dello star-system.

Jacqueline Kennedy Onassis, Frank Sinatra, John Lennon, Liz Taylor, Elvis Presley, Robert Redford, Marlon Brando, Arnold Schwarzenegger, Cher, Michael Jackson, Robert De Niro, Mick Jagger, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Anna Magnani  Roberto Benigni, Woody Allen, Andy Warhol, Sean Penn, Mick Jagger, Jerry Hall e tanti, tanti altri, non sono soltanto personaggi famosi ma le vittime del più grande “cecchino” fotografo degli Stati Uniti: Ron Galella.
Colpire e affondare la preda, indignarla e scuoterla. Bisogna esserne capaci e Ron Galella, lo fu. Le sue origini di Muro Lucano, mediterranee e veraci, il piglio aperto e puntiglioso, lo espresse in tutte le sue fotografie. Scovare e scattare ma nulla deve essere banale. 

Ron è così, è un animo ribelle, un esteta: il “paparazzo extraordinaire”. Se tutti i suoi scatti furono sgarri per alcuni, per noi sono opere d’autore. Precursore di ciò che molti vip oggi pubblicano sui vari social, della propria vita privata e senza inibizioni, divenendo paparazzi plastici e furbacchioni, di se stessi. 
Senza bisogno di catturare troppe sconcezze e troppe parti intime, Galella catturò le debolezze, i momenti spontanei, la sorpresa, la naturalezza e le espressioni contrariate di icone dello spettacolo, quelli che un tempo vedevamo così lontano e che ora sono così vicino. 
Galella era ed è tuttora il ponte fa noi e gli “dei” dello spettacolo, ridimensionandoli, umanizzandoli.


La sua fama delle sue fotografie  crebbero  a tal punto da essere acquistate ed inserite su testate giornalistiche come Time, Harper's Bazaar, Vogue, Vanity Fair, People, Rolling Stone, The New Yorker, The New York Times, Life ed esibite nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo, come il Museum of Modern Art di New York, il Museum of Modern Art di San Francisco, l'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, la galleria Tate Modern di Londra, l'Helmut Newton di Berlino e la Galerie Wouter van Leeuwen di Amsterdam. I suoi ritratti sono mostrati permanentemente negli 11 piani del Hollywood Roosevelt Hotel, prestigioso albergo di Los Angeles.
Tra i tanti riconoscimenti ottenuti, il 20 ottobre del 2010, Galella ha ricevuto un’onorificenza dal comune di Muro Lucano, suo paese di origine, per aver portato nel mondo il prestigioso nome dell’Italia. Il sindaco Gerardo Mariani ci racconta il suo ricordo del fotografo, quando venne in Italia:
“Ron Galella è stato ospite a Muro Lucano una settimana con i suoi cugini Ottavio e Mario Galella. Abbiamo fatto visitare loro la Basilicata e fu davvero piacevole. Inoltre abbiamo fatto costruire una lapide del padre , apponendola sulla sua vecchia abitazione, dove si trova tutt’ora. Ci ha regalato il libro “Viva l’Italia" un libro eccezionale, con tutti gli scatti più belli e famosi della sua carriera di artisti italiani e italoamericani. Ron è ormai attempato ma sempre lucidissimo. Il paese lo ha ospitato in modo molto caloroso e gli abbiamo dato la cittadinanza onoraria. Lui ci ha dato una collezione della sua raccolta di fotografie e noi le abbiamo esposte nel Museo Nazionale di Muro Lucano e tale mostra è meta di molti visitatori. Ron Galella ha dato lustro a Muro Lucano e tutta l’Italia. É stato inoltre vincitore del Premio Mondiale dello Scatto. Lo abbiamo reinvitato nuovamente  e credo proprio ritornerà. Gli abbiamo così conferito il Premio Riconoscimento Ron Galella , celebre fotogiornalista, cittadino Murese che ha saputo diffondere L’Italia nel mondo. Tale manifestazione di riconoscimento si è ripetuta anche a Matera e nella sede regionale della Basilicata.”




Nel film documentario del premio oscar Leon Gast “Smash His Camera”  presentato al SunDance Festival nel 2010, il fotografo si racconta e viene raccontato da testimoni, svelando i segreti del mestiere e le  regole del "buon paparazzo", facendo scorrere sotto i nostri occhi, quelle famose foto che fecero il giro del mondo. 
L’imbarazzo della sua “vittima”, la mano che blocca l’obiettivo per non farsi riprendere, è quella di chi vuole occultare la sua cristallizzazione nell’immaginario collettivo. Forse indelicato, forse irrispettoso, questa attività è servita non solo al pubblico ma anche agli artisti che molto spesso chiedevano di essere paparazzi per parlare di sé. 
Andy Warhol, sua preda e amico, non era esattamente l’ultimo arrivato nel capire gli ingranaggi dell’arte, essendo un massimo esponente della Pop Art. Se non puoi combattere il nemico fallo amico e  disse di Ron :«Una buona foto deve ritrarre una persona famosa mentre fa qualcosa di non famoso. Il suo essere nel posto giusto al momento sbagliato. Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella» Ebbe ragione, fu davvero così ed è così tutt’oggi. 
Quel fotogiornalismo che darà scandalo e gli procurò non pochi problemi giudiziari corrispondeva al filone di artisti che andava controcorrente, che mostrava alla borghesia perbenista ciò che non voleva vedere, che era meglio censurare. Infastidire, punzecchiare, cogliere il vivo delle persone, nelle fotografie, non è cosa facile, soprattutto quando in cambio ricevi pugni, sputi e denunce. Fotografare significa immortalare, rendere ‘morto’ il soggetto, fermarlo nel tempo e Galella fu capace ad utilizzare un dinamismo d’autore, facendo vivere per sempre le sue prede, senza mai scadere nel volgare, donando loro l’eternità espressiva. 
Nel dinamismo c’è una fatto importante da cogliere: puoi essere estremamente bello, quanto brutto e all’interno di quella striscia di espressioni, puoi esser tanto altro, non solo il personaggio famoso e imbalsamato. E, citando un film, tra i più rappresentativi del cinema e della fotografia, “Peeping Tom” (1960), in italiano “L’Occhio che uccide”,  di Michael Powell, Galella sembra quasi prendere le sembianze del protagonista Mark, interpretato da Karlheinz Böhm. Il mirino che riprende la vittima e  la riproduzione di esso nel proprio studio, godendo e gustandone le mille sfumature. Se nel film di Powell era il cinema ad essere identificato dal  regista, come vittima di un pubblico assassino e giudicante -nonché numerosi altri aspetti importanti e complessi- Galella era complice del pubblico, brindando ad una nuova equità. Per creare bisogna distruggere, sottrarre la fama, abbandonandosi all’arte. Ed anche l’approccio di Galella era complesso. L’arte , per essere tale è studio e se riesci a essere riconosciuto per infastidire e capovolgere il sistema, hai fatto centro. Creare nuovi linguaggi, possibilità e prospettive. Il mirino serve a questo. 

“Impara a intrufolarti negli eventi, non farti scrupoli; vestiti sempre in maniera adeguata e ricordati di lasciare il cappotto in macchina (se sei senza cappotto gli altri penseranno che sei andato fuori a prendere una boccata d’aria e sei rientrato); fatti subito un’idea di dove sia la cucina (è da lì che si entra) oppure procurati l’invito, vai da qualcuno che è stato invitato (oppure vai in una topografia, duplica l’invito, e sostituisci il tuo nome con il suo); e ancora: scatta velocemente (solo così cogli l’espressione di sorpresa e giochi d’anticipo con chi non vuole essere fotografato). Queste sono le regole di Galella, per diventare un buon paparazzo. 

Tuttavia, forse nessuno riuscirà più a bissare il suo stile e la sua fama. I tempi sono cambiati , come le mode, le idee, le icone e il mondo, ma Ron, rimarrà per sempre il più acuto e celebre eroe dell’arte del disincanto.

*articolo pubblicato su Il Mattino di Foggia e su Pagine Lucane

Robert G. Vignola: una stella lucana nel firmamento di Hollywood


Hollywood è la patria di quel grande cinema che ha fatto della nostra realtà un sogno. Tra le sue affascinanti e carismatiche stelle, ne troviamo una tutta italiana, che lì si spense: la figura di Robert G. Vignola, in arte Bob Vignola, attore e regista statunitense di origine lucana,  prolifico dagli anni ’10 ai ’30, conosciuto a livello internazionale. 


di Roberta Gambaro

Bob Vignola fu una figura molto importante all’epoca del film muto, sia come attore che come regista e, tutt’oggi, tra i cinefili appassionati, rimane una delle figure cardine del cinema delle origini.
Nato a Trivigno, in provincia di Potenza, Giuseppe Vignola, emigrò con la famiglia negli Stati Uniti in tenera età, crescendo a New York. Esordisce a teatro a 19 anni, recitando con Eleanor Robson e Kyrle Bellew in uno spettacolo teatrale su Romeo e Giulietta. La carriera cinematografica arriverà nel 1906 con il cortometraggio poliziesco e drammatico “The Black Hand” e, nel 1907, entrò a far parte della Kalem Company, la casa di produzione che realizzò il primo adattamento cinematografico dei famosi “Dr. Jeckill and Mr. Hyde" e di “Ben Hur" del regista Sidney Olcott, col quale collaborerà alla regia dei suoi film, iniziando nel 1911 con il film drammatico “Rory O’Moore”.




Necessita ricordare le origini del cinema e della capacità artistica e creativa dei suoi protagonisti italiani e stranieri, che hanno fatto della nostra vita una proiezione interscambiabile tra realtà e finzione, facendoci appassionare, emozionare, commuovere e divertire. Ricordando l’epoca del muto, si torna alle  nostre origini, si torna all’espressività del volto, al mistero e al fascino, senza l’ausilio della parola.
Occorre, dunque, “premiare”  Bob Vignola, come pure altre figure italiane importanti e fondamentali all’epoca del muto, conosciute anch’esse a livello internazionale: Rodolfo Valentino, Lyda Borelli, Francesca Bertini per citare alcuni attori famosi. Enrico Novelli , in arte Yambo, con il cortometraggio “Un Matrimonio Interplanetario” (1910);  il grande Nino Oxilia conosciuto per “Rapsodia Satanica” (1917), e Anton Gulio Bragaglia con l’opera d’arte futurista “Thais”(1917), per citare almeno tre registi fondamentali e alcuni dei loro film più influenti del filone misterioso, fantascientifico, esoterico e drammatico .  




Bob, dunque, fa parte di quei personaggi carismatici e affascinanti, la quale fisionomia bene si adatta alla figura dell’uomo misterioso, oscuro, di colui che tra i primi diede inizio al cinema vampiresco, come regista. 
The Vampire (1913), che precede il più conosciuto film a episodi “Les Vampires" di Louis Feuillade, racconta il fenomeno delle vamp, della femme fatale, di colei che strega la sua preda e la irretisce, trama che ad esempio rivedremo anni più avanti, in capolavori più famosi come Aurora (1927) di Murnau e come pure in molte altre opere, dove la figura della donna  strega e seduttrice, sarà fondamentale, oltre che desiderata e punita.
La protagonista di “The Vampire” è una splendida vamp-iressa, interpretata da Alice Hollister, la quale  vedremo inoltre interpretare il ruolo di Maria Maddalena nell’opera “From Manger to Cross”(1912) che rappresenterà uno dei punti cardini del film muto, campioni di incassi all’epoca.
E in tale ardita opera dell’amico regista Sydney Olcott, la quale fu realizzata con grandi grande budget economico, vedrà protagonista, come Giuda Iscariota, proprio il nostro Bob Vignola. 
Vignola, dunque, fu protagonista di grandi momenti di cinema, in numerosissimi film  come attore, produttore e  regista; la Hollister, fu attrice scelta per molti suoi film, sia  nel filone vampiresco , come in “The Vampire’s Trail" e in “The Devil's Dansant” , entrambi del 1914,  sia nei ruoli drammatici di pellicole epico-avventurose e drammatiche, come ad esempio in “The Mistery of The Yellow Sunbonnet”. Ma altre stelle furono protagoniste nei film di Vignola: Rodolfo Valentino come comparsa in “Seventeen” e Clark Gable con un cameo in “Declassé”.
Il cinema muto, purtroppo, ebbe i giorni contati. 
Come un metafora della vita stessa, il cinema cambia non in base alle esigenze del pubblico ma stravolgendo le sue abitudini e trascinandolo con sé. 
Con l’avvento del sonoro, Vignola ben presto si dovette adattare a quella innovazione. Produsse film di scarso successo fra il pubblico ma giudicati ottimi dalla critica, come i drammatici “Broken Dreams”  (1933) premiato al Festiva di Venezia, meglio conosciuto come “Sogni Infranti”, e “A Scarlet Letter” (1934) . Gli anni ’30, dunque, vedranno la fine non solo dell’epoca del muto ma anche la storia del nostro Vignola, che si ritirerà dalla sua prolifica attività di stella del cinema. 

Si spense a Hollywood nel 1953. É sepolto nel St. Agnes Cemetery di Menands, a New York.

Per la versione inglese, clicca qui

Zinaida Nikolaevna Giuppius e il femminismo in via di trasformazione (o estinzione)

Girando per i tiepidi vicoli di Roma, mi decido a entrare in una di quelle piccole librerie in via di estinzione che ancora resistono. Lì, ...